Qualche riflessione sulla Biodiversità

Che cos’è la biodiversità?

La diversità nella storia del pensiero umano è stata considerata per lungo tempo un disvalore. La ricerca dell’uniformità, intesa come regolarità, ha infatti ispirato le menti degli artisti, per i quali i rapporti armonici e la sicurezza della tradizione erano i principi ispiratori (Fidia, Egizi).

La biodiversità è la grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che costituiscono il nostro Pianeta. Una molteplicità di specie e organismi che, in relazione tra loro, creano un equilibrio fondamentale per la vita sulla Terra. La biodiversità infatti garantisce cibo, acqua pulita, ripari sicuri e risorse, fondamentali per la nostra sopravvivenza.

Tuttavia, questo fragile equilibrio è oggi a rischio a causa della nostra presenza e delle nostre attività umane. L’aumento del nostro uso e consumo delle risorse naturali, più di quanta la Terra possa produrne, sta mettendo in pericolo l’intera sopravvivenza del Pianeta. Abbiamo sovra sfruttato gli oceani, distrutto foreste, inquinato le nostre risorse d’acqua e creato una vera e propria crisi climatica. 

Quando la diversità ha iniziato ad essere considerata un valore? John Stuart Mill, nel suo famoso saggio Principles of Political Economy (1885), osserva che è solo la diversità delle industrie e dei talenti che può generare il progresso economico di una nazione. Darwin é stato il primo cultore moderno della diversità in biologia, la biodiversità. Selezione ed eliminazione naturali per Darwin non solo non creano uniformità e staticità, ma consentono l’esplosione di forme di vita diverse e la possibilità della loro evoluzione. Esattamente come ha creato un’esplosione di differenze e una straordinaria evoluzione l’opera di selezione delle razze animali compiuta dall’Uomo. La biodiversità, pertanto, non è un valore finalistico: non è cioè un ponte fra ciò di cui disponiamo in termini di patrimonio genetico e una sua utilizzazione “economica”, ma deve essere considerata un “valore etico in se” in quanto portatore di un principio generale che governa “l’economia” dei sistemi viventi.

Guardando allo specifico del “mondo delle galline”, la maggiore perdita di biodiversità delle razze avicole italiane si è avuta nel periodo seguente alla Seconda Guerra Mondiale (intorno agli anni ’60), in cui le regole economiche-politiche del mercato hanno portato alla realizzazione dei grandi allevamenti avicoli intensivi, introducendo sul territorio nuove razze ad accrescimento veloce e a maggior deposizione che hanno in poco tempo messo da parte le razze autoctone più antiche, non ritenute idonee ai ritmi produttivi richiesti dalla grande distribuzione.

Nel giro di pochi decenni è così andata perduta molta di quella originaria rusticità delle galline presenti nell’aia di tutte le case contadine, e insieme a questa, la resistenza alle malattie tipica delle razze più ruspanti.

​Noi de Il Seme di Gaia, pensiamo che tutelare la biodiversità sia fondamentale e il nostro lavoro è rivolto proprio a farlo. A questa tendenza si ispirano i principi su cui si basa il Regolamento CE 834/2007 dell’allevamento biologico di specie avicole, che prevedono infatti che l’allevamento sia “legato alla terra” e che si ricorra a pratiche zootecniche adatte a soddisfare le necessità fisiologiche e comportamentali degli animali, compreso l’esercizio fisico e l’accesso al pascolo.

Per rispettare questi principi generali, nei sistemi d’allevamento rurali, il benessere animale, l’alimentazione, la gestione sanitaria e la scelta della razza, rappresentano quindi elementi essenziali e caratterizzanti. Proprio l’impiego delle razze (“autoctone”) risulta particolarmente adatto all’allevamento rurale e consente di ottenere prodotti alimentari con particolari caratteristiche di composizione e nutrizionali.

​L’allevamento di tipo industriale, nel corso degli anni, ha portato infatti alla specializzazione di razze ad elevata produttività, diventate le razze dominanti, che risultano però poco adatte alla produzione biologica per le elevate esigenze alimentari

 

La Differenza tra razze autoctone e commerciali e i loro derivati 

E’ noto che gli ibridi commerciali non rappresentano l’eccellenza qualitativa ma il punto di equilibrio più vantaggioso per la redditività dell’allevamento industriale. Si parte innanzi tutto dalla componente principale: la Biodiversità. Biodiversità significa variabilità genetica. Quella variabilità che è spesso semi nulla negli ibridi commerciali ed in molte razze sintetiche.
Molte vecchie razze autoctone ed estere posseggono architetture geniche complesse. Tanto complesse da contenere l’essenza stessa della biodiversità.

Se si incrociano razze pure in modo sperimentale la variabilità genetica diventa potenzialmente infinita invece, incrociando ibridi commerciali il numero di variabili ottenibili scende moltissimo.

E’ scientificamente dimostrato che una ridotta variabilità genetica provoca un indebolimento delle difese immunitarie dell’animale, cosi come la resa qualitativa delle carni e uova  qualitativi e quantitativi, resistenza alle malattie ,capacità di reazione agli stress ecc.

La diversità genetica animale si può evolvere soltanto in situ permettendo alle popolazioni un adattamento continuo all’ambiente. Nelle specie avicole tale sistema è particolarmente importante considerando che le attuali tecniche di riproduzione non permettono il congelamento degli oociti. Le produzioni avicole rappresentano una delle principali fonti di proteine animali in Italia e nel mondo. Il processo di industrializzazione del comparto ha aumentato notevolmente la produttività degli animali e ridotto i costi di produzione.

La selezione genetica è stato ed è uno degli elementi determinanti di questo incremento. Questi animali, molto più produttivi dei precedenti, richiedono al contempo condizioni ambientali, management, piani alimentari, profilattici e terapeutici molto sofisticati. Accanto ai vantaggi economici questo processo ha determinato alcune conseguenze negative sugli animali (riduzione della biodiversità, del benessere e dello stato di salute degli animali) e sulla struttura organizzativa del settore con un’eccessiva concentrazione degli attori. L’avicoltura industriale è nelle mani di grandi aziende spesso multinazionali e la globalizzazione ha ulteriormente ridotto il numero di attori

L’avicoltura industriale è nelle mani di grandi aziende spesso multinazionali e la globalizzazione ha ulteriormente ridotto il numero di attori. Nel 2000 il 95% della produzione avicola mondiale proveniva da 5 linee di broiler, altrettante di ovaiole e 4 linee di tacchini (Greger, 2006). Ad oggi sono stati fatti ulteriori accorpamenti: Aviagen, leader mondiale della genetica avicola che distribuisce parent e grand-parent in più di 100 paesi del mondo, ha acquisito nel 2005 anche la Hy-line International (http://www.aviagen.com). Dal 2009 controlla anche la Kabir Ltd. ed è in partenariato con la Sasso (http://www.worldpoultry.net). Questa struttura produttiva di fatto ostacola l’accesso al mercato di aziende medie-piccole e/o di tipi genetici diversi. 150 A livello mondiale (United Nations, FAO, 2009) sono state descritte molte razze avicole estinte e molte altre sono in situazione critica; inoltre la stessa organizzazione sottolinea che nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo il patrimonio genetico locale sarebbe più adattato delle comuni razze moderne. Negli USA, dove esistono banche dati storiche, la percentuale di razze avicole a rischio di estinzione è aumentata in 4 anni dal 51 al 63% (American Livestock Breeds Conservancy, 2009). Inoltre, delle 150 razze di polli descritte, anche se non completamente estinte, solo poche sono facilmente accessibili. BIODIVERSITÀ Tutte le razze/popolazioni che non concorrono alla formazione degli ibridi industriali sono in forte riduzione numerica o in pericolo di estinzione. Il sequenziamento genomico del pollo (Francham et al., 2004) ha evidenziando che le linee commerciali hanno perso il 90% dei loro alleli in rapporto ai polli autoctoni.

La ridotta variabilità genetica di questi ceppi riduce le possibilità di adattamento a nuovi scenari come: patologie riemergenti o sconosciute, condizioni ambientali meno controllate, ricerca di prodotti differenti. Una conferma di ciò è data dal fatto che le performance di broiler ottenute in condizioni ambientali ottimali peggiorano notevolmente in ambienti meno controllati. Secondo alcuni autori (Greger, 2006) anche la recrudescenza di alcuni ceppi patogeni (vedi influenza aviare) è da mettere in rapporto con la limitata immuno-reattività di questi tipi genetici. In natura la sensibilità/resistenza verso un agente patogeno è in genere variabile: alcuni soggetti si ammalano mentre altri possono presentare un’immunità di origine genetica; al contrario, la ridotta diversità genetica dei genotipi avicoli moderni rende questi animali particolarmente suscettibili a qualsiasi mutazione microbica. Animali che per una combinazione genica particolare riescono ad essere allevati senza l’uso di farmaci e accorgimenti ambientali sofisticati costano meno all’allevatore, all’ambiente (Boggia et al., 2010) e al consumatore. È ampiamente riportato che la selezione dei polli per la velocità di accrescimento ha reso disponibile per l’organismo una maggior quantità di risorse per la produzione modificando il loro comportamento (Schütz e Jensen, 2001) riducendo principalmente le attività cinetiche energeticamente più dispendiose. L’elevato accrescimento ponderale di questi animali e lo squilibrio dovuto al notevole peso del petto favorisce problemi posturali, zoppie e lesioni fisiche. Miopatie, problemi cardio-circolatori e immunitari sono ampiamente riportati in bibliografia (Dransfield et al., 1999). Animali a rapido accrescimento presentano spesso nel muscolo pettorale fibre ipertrofiche (Chartrin e al., 2005; Branciari et al., 2010).

Tali problemi sono controllabili finché gli animali sono molto giovani (40-50 giorni) ma diventano particolarmente rilevanti quando tali genotipi vengono utilizzati in sistemi di allevamento estensivi che richiedono tempi di allevamento più lunghi, attività di razzolamento e adattamento a condizioni climatiche meno controllate. In tali condizioni gli animali ad accrescimento rapido sono sconsigliabili mentre al contrario, le razze a lento accrescimento hanno un attitudine pascolativa elevata (Bokkers et al., 2003; Lewis et al., 1997) e preferiscono stare all’aperto (Gordon et al., 2002; Castellini et al., 2003). Gli ostacoli al mantenimento e alla diffusione della diversità avicola sono molteplici: · Difficoltà di reperimento – La ricostituzione della biodiversità avicola passa attraverso una sua maggiore accessibilità. Gli allevatori, attraverso iniziative di conservazione e tutela, devono diffondere i propri genotipi tentando di inserirli all’interno di sistemi di produzione che li possano valorizzare (free-range, biologici). L’obiettivo è quello di arrivare alla tavola del consumatore che rappresenta la principale modalità di salvaguardia della diversità genetica “non assistita”. 151 · Culturali – Gli allevatori necessitano di know-how per migliorare la produttività, ridurre l’omozigosi dei propri animali e valorizzarne i prodotti. Allo stesso tempo i consumatori dovrebbero essere informati e sensibilizzati predisponendo percorsi di valorizzazione. La riduzione numerica dei soggetti ha focalizzato l’attenzione degli allevatori verso le caratteristiche morfologiche distintive degli animali non considerando la produttività. Razze che fino a 20 anni fa presentavano performance soddisfacenti hanno ridotto notevolmente le proprie prestazioni. · Economici – Queste razze presentano una produttività minore rispetto ai genotipi commerciali e quindi costi di produzione non competitivi. Va anche considerato che il tempo sta lavorando contro la conservazione. Razze e geni vengono progressivamente persi e una loro ricostituzione futura potrebbe essere molto difficile. RAZZE AUTOCTONE Le razze autoctone si sono adattate ad ambienti specifici nel corso di migliaia di anni. Il loro potenziale come produttori di cibo o di variabilità genetica è del tutto sconosciuto. Le razze avicole locali possono fornire un’interessante alternativa alle linee commerciali, fornendo prodotti di diversa qualità di grande interesse per i mercati locali e regionali (De Marchi et al., 2005). Alcune razze avicole mostrano particolari caratteristiche qualitative della carne e delle uova (De Marchi et al., 2005; Zanetti et al., 2010, Castellini et al., 2006) che ne distinguono e caratterizzano i prodotti da quelli convenzionali e possono essere allevate anche in ambienti marginali considerati i caratteri di rusticità.

I polli ibridi moderni sono soggetti ad una modifica progressiva dei parametri fisiologici. E’ dato conosciuto che un broiler super pesante del supermercato tende per costituzione a raggiungere in poco tempo un peso notevole a discapito dello sviluppo delle cartilagini, tendini e ossa non rispettando i naturali processi di crescita. Altro esempio parlando di ovaiole è l’ibrida bruna che alla fine del ciclo produttivo intensivo è compromessa nello stato di salute. Potremmo dire consumata dalla sua stessa esasperata produttività. Scordiamoci quindi di targhettizzare per genuino un pollo ISA o un Ibrido commerciale.

Un pollo genuino è un animale nato in campagna da razze rustiche o da incroci estranei all’ambito industriale che viene alimentato con mangimi semplici (granaglie varie), vive in un pollaio confortevole ed ha accesso al pascolo libero da recinzioni tutti i giorni.
In assenza anche di uno di questi elementi siamo in presenza di un pollo con caratteristiche intermedie fino al paradosso dell’agricoltore che compra gli ibridi commerciali per confinarli in un recinto ed alimentarli con mangime convenzionale per tutto il ciclo.
(Podere Gualpoli)
FONDAZIONE INIZIATIVE ZOOPROFILATTICHE E ZOOTECNICHE BRESCIA